Multimedia reporter

Il Sole-24Ore

Più mani e meno mouse

IL Magazine, published November 16, 2012

Per 18 anni Mark Dwight ha lavorato nella Silicon Valley, in diverse aziende ad alta tecnologia tra cui Cisco Systems. Poi si è trasferito a San Francisco, scegliendo di dedicarsi a un business più affine ai suoi interessi: produrre borse da bicicletta personalizzate. Comprato un capannone nel quartiere industriale Dogpatch, Dwight ha fondato la Rickshaw Bagworks. Oggi chi lo va a trovare nel suo laboratorio spesso lo trova alla macchina da cucire.

«Il carattere artigiano di questa città mi ha sedotto, volevo esserne parte e rinforzarlo», racconta a IL. «Amo toccare le borse che creo, sentire sotto i polpastrelli i materiali. La tela ricavata da bottiglie di plastica, il tweed, il velluto a fiorami».

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Don’t worry, be hippy

IL Magazine, published November 10, 2013

Quando nell’estate del 1967 la scrittrice Joan Didion bazzicava il quartiere Haight-Ashbury, a San Francisco, gli hippie erano dropout, adolescenti e ventenni tormentati, scappati di casa e dal college. Contestavano le norme sociali creando un loro universo parallelo, fatto di amore libero, rock psichedelico, erba e peyotes.

I neohippie, alcuni dei quali si possono incontrare nelle piazze delle protesteanti-status quo, da Zuccotti Park a New York a Boise in Idaho, contestano ancora il materialismo, il consumismo e il denaro come unico metro di valutazione del successo, ma non si accontentano di rifugiarsi nel loro mondo. Cercano di ricostruire la società americana a partire dalle fondamenta. Vogliono ridurre il divario trai pochi sempre più ricchi e una classe media sempre più povera (quello che chiamano il 99% della popolazione). Sollecitano una maggiore attenzione nei confrontidell’ambiente. Sognano un’America piu’ solidale.

“Come i loro predecessori degli anni ’60, i giovani hippie di oggi ascoltanoancora Janis Joplin, Jefferson Airplane e i Grateful Dead, ma frequentano alcuni tra i college più prestigiosi d’America, studiano economia, scienze ambientali, architettura eco-sostenibile. E una volta laureati fondano ONG, si mobilitano, si impegnano a cambiare le cose,” spiega a IL, Oana Dan, ricercatrice di Sociologia all’Università di Harvard e autrice del recente studio The Late-Modern Hippie, a study of cultural choice.

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Dot.com alla newyorkese

IL SOLE-24ORE, pubblicato il 19 maggio 2010

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Dennis Crowley, amministratore delegato del social network più corteggiato del momento, ricorda perfettamente quando ha avuto l’idea da 125 milioni di dollari. Dopo il jogging lungo il fiume Hudson con un dispositivo che registra tragitto e velocità della corsa, ha scaricato i dati sul computer e confrontato la performance con quella dei suoi amici. «In quel momento ho pensato che se c’è competizione anche il jogging diventa più divertente» spiega Crowley. «E ho cercato di trasformare la realtà in un grande videogioco alla Super Mario Bros».
Quattordici mesi dopo, il suo Foursquare, un sito internet e applicazione iPhone a metà tra gioco a premi virtuale, guida cittadina e navigatore per trovare amici, è stato valutato da Yahoo! ben 125 milioni di dollari.
Operativa in oltre cento città al mondo, Foursquare è la stella della Silicon Alley, la galassia delle start-up newyorkesi. I capitali, copiosi nella Silicon Valley e a Boston, sede del Massachusetts Institute of Technology, negli ultimi mesi stanno arrivando sempre più a New York, attratti da giovani businessman di talento che non possono più aspirare a lavori super pagati in banche come Morgan Stanley; manager di Wall Street licenziati a caccia di nuove sfide; e grazie a una città dal carattere innovativo, capace di offrire una serie di agevolazioni alle start-up: uffici a prezzi contenuti, aiuti per acquistare computer e un fondo da nove milioni di dollari.
Il venture capital per le start-up di New York è schizzato a 566 milioni di dollari nel primo trimestre 2010, un incremento del 18,9% rispetto al quarto trimestre del 2009, e 75 imprese hanno ricevuto capitale nel primo trimestre di quest’anno, un 11,9% in più dell’ultimo trimestre 2009, secondo gli ultimi dati di PricewaterhouseCoopers e della National Venture Capital Association. «Benché la Silicon Alley di New York non stia soppiantando la Silicon Valley» spiega AnnaLee Saxenian, ordinaria di imprenditoria tecnologica ed economia regionale all’Università di Barkeley in California, «certamente New York in questo periodo sta brillando, e ha grandi potenzialità».
Crowley, newyorkese, 33 anni e modi da guascone, è il volto della nuova, scintillante Silicon Alley. Ex istruttore di snowboard appassionato di hip hop, dopo il master in Interactive telecommunications alla New York University, ha fondato nel 2004 il servizio Dodgeball, per segnalare agli amici dove ci si trova in città in un dato momento inviando un Sms. Un anno più tardi, Crowley ha venduto Dodgeball a Google, che però ha lasciato sfumare il progetto ritenendolo in fin dei conti troppo macchinoso per poter decollare. Crowley, però, nel marzo 2009 insieme al compagno di master Naveen Selvadurai ha riproposto la formula di Dodgeball in salsa iPhone, incorporando un nuovo ingrediente rivelatosi il tocco vincente: il meccanismo del gioco a premi. Gli iscritti a Foursquare contendono medaglie virtuali ad amici e sconosciuti. C’è un trofeo per chi va in palestra dieci volte alla settimana, un altro per chi mangia fuori in almeno 30 pizzerie diverse in un mese, un altro ancora per chi riesce a trascinare in discoteca 50 persone. E poi c’è’ il bottino più ambito: il più assiduo frequentatore di un locale viene incoronato sindaco virtuale.

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A caccia di uno stage. Anche gratis

Il SOLE-24ORE, pubblicato il 21 aprile 2010

Un documentarista freelance di Brooklyn è tornato dall’India a febbraio con venti ore di interviste filmate. Disperato, ha confidato a un amico che servono mesi per trascriverle. “E che problema c’e’?” gli ha detto lui. “Assumi degli stagisti che lavorano una decina di ore alla settimana”.

Il trentanovenne signor Jonathan Krabbe all’ora di pranzo ha messo un annuncio sul popolare sito di inserzioni Craigslist.com ed e’ uscito a fare quattro passi.

“Incredibile,” racconta Krabbe, “quando sono tornato ero sommerso dalle e-mail”.

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