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Don’t worry, be hippy

IL Magazine, published November 10, 2013

Quando nell’estate del 1967 la scrittrice Joan Didion bazzicava il quartiere Haight-Ashbury, a San Francisco, gli hippie erano dropout, adolescenti e ventenni tormentati, scappati di casa e dal college. Contestavano le norme sociali creando un loro universo parallelo, fatto di amore libero, rock psichedelico, erba e peyotes.

I neohippie, alcuni dei quali si possono incontrare nelle piazze delle protesteanti-status quo, da Zuccotti Park a New York a Boise in Idaho, contestano ancora il materialismo, il consumismo e il denaro come unico metro di valutazione del successo, ma non si accontentano di rifugiarsi nel loro mondo. Cercano di ricostruire la società americana a partire dalle fondamenta. Vogliono ridurre il divario trai pochi sempre più ricchi e una classe media sempre più povera (quello che chiamano il 99% della popolazione). Sollecitano una maggiore attenzione nei confrontidell’ambiente. Sognano un’America piu’ solidale.

“Come i loro predecessori degli anni ’60, i giovani hippie di oggi ascoltanoancora Janis Joplin, Jefferson Airplane e i Grateful Dead, ma frequentano alcuni tra i college più prestigiosi d’America, studiano economia, scienze ambientali, architettura eco-sostenibile. E una volta laureati fondano ONG, si mobilitano, si impegnano a cambiare le cose,” spiega a IL, Oana Dan, ricercatrice di Sociologia all’Università di Harvard e autrice del recente studio The Late-Modern Hippie, a study of cultural choice.

Spesso cresciuti in comunita’ non convenzionali sparpagliate per gli Stati Uniti, da Arcata in California a DeltaJunction in Alaska, i neohippie sono una delle anime di Occupied Wall Street, la protestacontro quella che i manifestanti chiamano l’ingordigia di Wall Street e la montantediseguaglianza sociale.

Capelli biondi setosi, bandana e jeans zampa di elefante, Jessica Clifford,23 anni, originaria dell’Ohio e laureata all Brown University, e’ a ZuccottiPark da inizio ottobre: “Negli ultimi trent’anni,” racconta aIL, “si e’ lasciato che l’1% della popolazione arraffasse alle spese di tuttigli altri. E’ ora di raddrizzare la rotta.”

Visto da questa tendopoli multicolore a due passi da Wall Street, il nuovomovimento appare come un arcipelago di gruppi e persone dal retroterraculturale diversissimo, dai no-global di Seattle ai veterani dell’Iraq passandoper anarchici pacifisti, ma tutti sono accomunati da un ventaglio di frustrazioni,prima fra tutte la scarsita’ di posti di lavoro. Ben il 45% degli americani trai 16 e i 29 anni oggi non ha un impiego, contro il 33% del 2000, secondo recentissimidati del Census Bureau, l’Istat americano.

Sintomatica della situazione di emergenza e’ la presenza tra lecomponenti di Occupied Wall Street di una sottocultura poco nota in passato perla contestazione: gli hipster. Ragazzi tra i 20 e i 30anni concentrati in citta’ come New York, San Francisco e Portland in Oregon, gli hipster provengono di solitodalla borghesia di provincia. Generalmente hanno una laurea in materielegate all’arte, alla musica, alla moda; rifiutano i canoni estetici dominantinegli Stati Uniti e non rivendicano alcuna appartenenza politica.

“Storicamente la differenza tra hippie e hipster,” spiega laricercatrice Dan, “e’ che i primi tentano di andare contro il loro tempo,contestando la cultura dominante; i secondi non combattono la societa’, sipreoccupano solo di anticiparne le tendenze. Ma adesso la situazione e’ precariaper tutti, cosi’, persino loro, sentono il bisogno di alzare la voce”.

Con la crisi economica cominciata nell’estatedel 2008, questi giovani hipster, artisti o presunti tali, hanno pagato daziopiu’ di altri al mercato asfittico, divenendo, nei centri urbani, l’emblema del telelavoro precario e spessosottopagato. Scovarli nei loro pseudo-uffici e’ facilissimo. Basta andare neibar piu’ alla moda di rioni underground di Brooklyn come Bushwick eWilliamsburg.

Qualche giorno fa, nel caffe’-pasticceria specializzatoin sfornati di rabarbaro The Blue Stove a Williamsburg, una ventina di hipster congli occhialoni retro’ e la classica camicia di flanella a scacchi rossi e nerierano seduti al bancone pigiati come sardine, gli occhi fissi sullo schermo delloro MacBookPro. C’era la documentarista-baby sitter-personal trainer, c’erala pittrice-correttrice di bozze-blogger, c’era il giornalistafreelance-insegnante di arabo. Strozzati dai pagamenti deiprestiti universitari, molti sopravvivono con questi slash jobs, i cosiddetti “impieghitrattino”.

“L’altra settimana sono andata a un colloquioper un lavoro di design con appena 34 dollari sul conto corrente,” ci raccontala ventiduenne Martha Zimmer. “Non si puo’ vivere continuamente con l’ansia dinon riuscire a mettere insieme l’affitto mentre ci sono questi banchieri che sifregano i soldi”.

L’ansia di Zimmer riflette quella dei giovani di ZuccottiPark, delle altre centinaia di piazze americane e dei molti che non scendono instrada ma sostengono il movimento, anche finanziariamente. Per quasi due terzi (64.2%) si tratta di persone sottoi 34 anni. Piu’ di nove su dieci (92.1%) sono universitari o neolaureati. Lastragrande maggioranza dei visitatori del sito e’ costituita da bianchi(81.3%), due terzi (67%) sono maschi. Solo meta’ (50.4%) lavora a full-time, unquinto (20.4%) a tempo parziale. E, illustra lo studio del Sociologo della City University di New York Héctor Cordero-Guzmán, gli altri (13.1%) sono disoccupati.

Gli attivisti, pero’, si schermiscono rispetto a qualsiasi tentativodi mappare il movimento e i suoi fan: “Se Occupied Wall Street fosse una stoffasarebbe color arcobaleno,” spiega da Boston Ed Needham, uno dei portavoce di OWS.“Abbiamo dalla nostra pensionati, sindacati, veterani, neohippie, hipster, perfinosuper ricchi che vengono in piazza a dire ‘tassatemi di piu’, il sistemaattuale e’ vergognoso’”.

Come eterogenei sono i gruppi che lo formano, molteplicisono pure gli slogan. Alcuni dicono di volersi disfare della Fed, la bancacentrale, altri puntano il dito contro la corruzione dei banchieri, altriancora vorrebbero partiti meno litigiosi e miopi, piu’ fondi a scuola esanita’, no a qualsiasi guerra.

“Per ottenere un impatto, le proteste devonoavere un obiettivo chiaro,” ci spiega Andy Smith, esperto in attivismo di massae coautore del libro ‘The Dragonfly Effect: Quick, Effective, and Powerful Waysto Use Social Media to Drive Social Change’. “Nel caso della rivolta in Egitto,per esempio, il movimento e’ stato efficacie perche’ il target era ovvio atutti, si trattava del presidente Hosni Mubarak.

Sia Needham sia osservatori indipendenti come Edward Walker,Sociologo alla University of California Los Angeles specializzato in movimentidi protesta, pero’, concordano su un primo obiettivo centrato da Occupied WallStreet: riportare l’attenzione pubblica sui problemi veri del Paese. “Granparte del ruolo dei movimenti sociali e’ semplicemente cambiare l’agenda politicadi una nazione,” spiega Walker a IL. “Finoad agosto i media parlavano sempre di debito pubblico. Adesso le telecamere tornanoad accendersi sulla disoccupazione e l’ineguaglianza sociale. Non e’ poco”.

Nel saggio ‘How the Hippies SavedPhysics: Science, Counterculture, and the Quantum Revival’ David Kaiser, storico della scienza al Massachusetts Institute of Technology, teorizzache un manipolo di hippie illuminati degli anni ‘60 hanno aiutato la ricercanel campo della Fisica a non sbagliare strada. Al tempo, nei laboratori, la meccanica quantistica venivaapplicata acriticamente. Loro hanno sottolineato l’importanza delleimplicazioni filosofiche della teoria. Ora, dice Kaiser, questi neohippiepotrebbero sollecitare la politica a tornare sui binari giusti. “A volte,”spiega Kaiser a IL, “per cambiare qualcosa c’e’ bisogno di qualcuno che ponga domandeeccentriche o complesse. Prima o poi ci sara’ chi tentera’ di fornire risposte”.